La storia di Corigliano Calabro

coriglianocalabroLe origini di Corigliano sarebbero da riportare all'epoca dell'incursione araba del 977 da parte dell'emiro di Palermo, al Quasim, quando alcuni abitanti della Terra di Aghios Mavros (San Mauro, nei pressi dell'attuale frazione di Cantinella) si spostarono in luoghi più elevati, determinando lo sviluppo del piccolo villaggio di Corellianum (il cui nome indicherebbe un "podere di Corellio" o piu probabilmente dal greco Korion Elaion, cioè giardino d'olio, visto che la zona è molto fertile dal punto di vista agricolo) sul colle secoli dopo denominato delli Serraturi (nome derivato dalla concentrazione nella zona di un consistente numero di segantini: la denominazione è stata successivamente adeguata all'italiano nella forma "Serratore").

Solo Nel 1863 Corigliano prese la denominazione di "Corigliano Calabro" per evitare la confusione con Corigliano d'Otranto.


Il castello ducale
Il castello Ducale di notteSi è ipotizzata la sua edificazione da parte di Roberto il Guiscardo intorno al 1073 come postazione militare. Alla metà XIV secolo fu trasformato come residenza nobiliare dal conte di Corigliano Roberto Sanseverino.
Fu in possesso alla fine del XV secolo per un breve periodo di Ferdinando I d'Aragona e furono edificate nuove opere di fortificazione.
Ammodernamenti alla residenza furono ancora eseguiti dai Sanseverino e soprattutto dai Saluzzo, a partire dalla prima metà del XVII secolo, con la costruzione di una torretta ottagonale sopra il mastio del castello, della cappella di Sant'Agostino e delle rampe di accesso dal cortile interno, e con la nuova decorazione degli ambienti interni.

Una delle sale interne del CastelloDopo la vendita a Giuseppe Compagna nel 1828 il figlio Luigi fece costruire una quarta ala inglobando la cappella di Sant'Agostino e un secondo piano di ambienti. Il fossato sul lato nord venne ceduto al Comune che vi costruì sopra la via Tricarico e furono demolite anche le scuderie. Anche gli altri lati del fossato vennero colmati per allestirvi un giardino.
Il castello fu venduto nel 1971 all'arcivescovato di Rossano e da questo al Comune di Corigliano nel 1979.  (Fonte wikipedia)

Maggiori informazioni, video e foto sul castello sono disponibili su http://www.castelloducale.it/

 

 

Altri Monumenti

  • Porta di Prando (anche Brandi o Librandi), unico esempio parzialmente integro di porta civica praticata nella cinta fortificata che cingeva il paese. Su di essa fu edificato nel cinquecento il Palazzo Leonardis, poi Morgia e infine posseduto dai Malavolti.

  • Castello di San Mauro, edificato nel 1515 nella pianura in corrispondenza del monastero greco bizantino di San Mauro ad opera dei Sanseverino, ed abbellito per ospitare,nel novembre del 1535, Carlo V reduce dalla campagna di Tunisi.

  • Ponte Canale, edificato nel 1480 per l'acquedotto, costituito da due serie di arcate di mattoni sovrapposte. Secondo la tradizione fu costruito per impulso di san Francesco di Paola.
    (Fonte wikipedia)

Chiese

  • Chiesa del Carmine, dedicata alla Santissima Annunziata, fu consacrata nel 1493 presso il convento dei Carmelitani. Presenta affreschi cinquecenteschi sulla facciata. L'interno a tre navate conserva sulla volta della navata centrale tre affreschi di Domenico Oranges del 1744.

  • Chiesa di Sant'Antonio, costruita con l'annesso convento francescano nella prima metà del XV secolo e trasformata nel 1740, presenta una cupola rivestita di maioliche gialle e azzurre e una porta in bronzo dello scultore Carmine Cianci (1982). Dal 1861 il convento è sede del collegio-ginnasio e la chiesa, con la denominazione di "San Luca in Sant'Antonio" divenne parrocchia nel 1949. L'interno con pianta a croce latina conserva dipinti di di Leonardo Antonio Olivieri (Immacolata ed Estasi di sant'Antonio) e un affresco sulla volta di Severino Ferrari (San Francesco ha la visione del Crocifisso, del 1740). Nella "sacrestia vecchia si conserva il "mausoleo di Barnaba Abenante" del 1522.

  • Chiesa collegiata di San Pietro, di fondazione precedente al XV secolo, conserva dipinti settecenteschi. Altre opere d'arte sono attualmente nel Museo diocesano di arte sacra di Rossano, tra le quali la preziosa doppia "icona della Odigitria", di fattura candiota, del XV secolo, un tempo venerata nell'abbazia bizantina di Santa Maria del Patir, offerta dall'abate Atanasio Calceopulo, e trasferita, con altri importanti cimeli del cenobio, nella chiesa coriglianese dal padre basiliano Valentino Marchese, dopo la soppressione dell'abbazia nel 1809. Sotto la giurisdizione della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo ricadono la chiesa di Ognissanti, quella di Santa Chiara, e quella di Sant'Agostino, ubicata nel Castello, a cui si aggiunge la cappella dell'Addolorata, affidata alla "Congrega di Maria Santissima dei Sette Dolori".

  • Chiesa della Riforma, consacrata nel 1686 a Santa Maria di Costantinopoli, aveva annesso un convento dei padri riformati. L'interno presenta un'unica navata con quattro cappelle a destra. Conserva un Crocifisso seicentesco attribuito a frate Umile Pintorno da Pietralia. Nella sacrestia si conserva il dipinto della Madonna di Costantinopoli di Luigi Medolla.

  • Chiesa di Santa Chiara o "delle Monachelle" edificata tra il 1757 e il 1762 su una piccola chiesa precedente, inglobata come parlatorio nell'attiguo convento delle Clarisse (dal 1919 sede della scuola elementare). L'interno con unica navata conserva una tela di Nicola Domenico Menzele del 1762 (San Michele Arcangelo) e un organo del 1735. Sulla volta della navata un dipinto di Pietro Costantini con Santa Chiara e suore di clausura che difendono il Santissimo (1762).

  • Chiesa matrice di Santa Maria Maggiore, risalente al X secolo, aveva in precedenza il nome di Santa Maria Assunta della Platea. Venne ricostruita nel 1329 dal conte Ruggero Sangineto e restaurata nelle forme attuali nel 1744 a cura dell'arciprete Francesco Maria Malavolti. L'interno ad una sola novata conserva una tela seicentesca attribuita al pittore Cesare Fracanzano (Sant'Agata in carcere), un ciclo pittorico settecentesco del pittore Pietro Costantini da Serra San Bruno e un grande organo del 1757. Il coro in legno intagliato nell'ultimo quarto del Settecento si deve all'ebanista Agostino Fusco di Morano Calabro, mentre nella sacrestia, con arredi lignei intagliati e dorati, è conservato uno dei più ricchi e antichi archivi ecclesiastici della città. Il campanile è stato utilizzato anche come torre civica.

  • Chiesa di San Francesco di Paola, costruita nel XVI secolo presso l'omonimo convento. L'interno a navata unica conserva un pregevole coro ligneo del 1776 (di Pasquale Pelusio) e sulla parete di fondo del presbiterio un dipinto di Felice Vitale da Maratea, con il Trionfo del nome di Gesù (forse 1584) e al di sopra di quest'ultimo una Santissima Trinità attribuita a Pietro Negroni. Nei pressi l'ex chiesa di San Giacomo è preceduta da una statua del santo, innalzata nel 1779 per ringraziamento della sua protezione durante il terremoto del 1767.

  • La parrocchia di San Mauro dipende dalla diocesi di Lungro e vi si celebra con il rito greco per la comunità degli Italo-albanesi.

  • Chiesa di Sant'Anna o di Santa Maria di Loreto, fondata nel 1582 presso l'annesso convento dei Cappuccini. Conserva sull'altar maggiore un polittico di Ippolito Borghese del 1607 (Crocifissione, San Ludovico da Tolosa', e San Bonaventura), a cui si deve anche sulla parete destra la tela con la Madonna in gloria. In questa chiesa è sepolta Giulia Orsini, principessa di Bisignano. Il convento venne soppresso nel 1811 e, dopo la riapertura nel 1822, nuovamente nel 1867; ebbe quindi vari utilizzi fino alla trasformazione in ospedale nel 1929.

  • Romitorio di San Francesco, piccola chiesa costruita a ricordo della permanenza di San Francesco di Paola in una capanna durante la sua visita a Corigliano nel 1476-1478. Conserva affreschi seicenteschi.
    (Fonte wikipedia)

 

pollinoIl Parco nazionale del Pollino, condiviso dalle province di Potenza, Matera e Cosenza, con i suoi 192.565 ettari, di cui 88.650 nel versante della Basilicata e 103.915 in quello della Calabria, è il parco naturale più grande d'Italia. Prende il suo nome dal Massiccio del Pollino.

 

 

 

 

Storia
Il Parco nazionale del Pollino è stato istituito nel 1988, mentre la perimetrazione provvisoria è del 1990 insieme alle misure di salvaguardia. Tra gli anni 1993 e 1994 prendono corpo e sostanza gli organismi amministrativi e tecnici: Presidente, consiglio di amministrazione, Direttore e la sede dell'Ente di gestione ubicata in Rotonda (PZ). Il Pollino diventa l'area protetta più estesa d'Italia a cavallo fra il confine geografico e amministrativo delle Regioni Calabria e Basilicata, con 3 Province (Cosenza, Potenza, Matera), 56 Comuni di cui 32 in Calabria e 24 in Basilicata, 9 Comunità Montane, e 4 riserve orientate: Rubbio (Basilicata), Raganello (Calabria), Lao (Calabria), Argentino (Calabria). L'emblema del parco è il Pino loricato (Pinus leucodermis antoine) specie endemica per l'Italia, ma presente in altre stazioni fitoclimatiche delle montagne balcaniche e greche.

Flora
Corsi d'acqua nel PollinoTra le tantissime altre specie arboree presenti nel Parco vi sono l'abete bianco, il faggio, tutti e sette i tipi di aceri di cui l'acero di Lobelius, il pino nero, il tasso diverse specie di querce, castagni, ed alle quote più elevate e sui pendii più ripidi è presente il Pino loricato, specie rarissima (in Europa presente solo qui e nei Balcani), che si adatta agli habitat più ostici, dove altre specie molto rustiche (il faggio in primis) non sono in grado di sopravvivere.
Fioriture di orchidee si osservano soprattutto in primavera, insieme a quelle di viole, genziane, campanule e, in estate, il raro giglio rosso, oltre ad innumerevoli specie di piante officinali ed aromatiche, tra le quali la fanno da padrona le Labiatae, con molteplici specie di menta ed inoltre tutte le varietà di timo, santoreggia, lavanda, issopo, eccetera, le cui fioriture esplodono al culmine dell'estate in un delicato accostamento di colori e di sfumature.
Non da meno sono da considerare le varie famiglie di frutti di bosco e di specie arboree selvatiche che producono frutti e bacche come le mele selvatiche, i vari Prunus, le deliziose fragoline di bosco e i dissetanti lamponi di cui sono disseminati i sentieri e le frequenti radure, laddove le condizioni climatiche e di soleggiamento ne consentono la fruttificazione.

Fauna
Anche la fauna è varia, e comprende specie ormai estinte in altre zone montuose. Sono presenti l'aquila Pollino - Uccelli rapacireale, il picchio nero, il gracchio corallino, il lanario, il capovaccaio, il nibbio reale, il gufo reale, il gufo comune, il corvo imperiale, il falco pellegrino, il driomio, il lupo appenninico, il gatto selvatico, il capriolo autoctono di Orsomarso e la lontra. Di recente sono stati reintrodotti il cervo e il grifone. (Fonte: wikipedia)

 

 

In questo articolo desideriamo illustrarvi brevemente un tour turistico dell'alto Jonio Cosentino suddiviso in 5 giornate. Un articolo a parte, più descrittivo, l'abbiamo dedicato ai monumenti ed alla storia della nostra città, Corigliano Calabro.

La Calabria non è solo una terra ospitale ma anche bellissima da vedere!

I Giornata: Francavilla - Villapiana - Cerchiara

Il Centro di Francavilla

Partendo da Villapiana Lido si può visitare una delle torri di avvistamento volute da Don Pedro de Toledo nel XVI sec. che sorge su ruderi di età romana.

Lasciando poi la litoranea e prendendo la SS 92, dopo circa 6 Km si arriva a Francavilla Marittima. Francavilla è un centro abitato fondato dal Principe di Bisignano nel XVI sec. e tracce precise della storia del paese possono essere ritrovate nel sito archeologico del Timpone della Motta o nello scavo della necropoli di Macchiabate dove sono stati trovati ricchissimi corredi tombali oltre che vasi, punte di lancia, coppe e strumenti musicali ora conservati nel museo della Sibaritide in località Laghi di Sibari.
Tornando o proseguendo sulla SS 92 in direzione di Cerchiara si incontra il Palazzo della Piana, costruzione signorile della famiglia Pignatelli.
Sempre in località Cerchiara incontriamo la Grotta delle Ninfe dove le acque del torrente Caldanello formano le famose terme di Cerchiara. Qui si trovano sorgenti termali con acque sulfuree che vantano qualità dermoterapeutiche.
Nell’abitato di Cerchiara consigliamo di vedere il Castello Feudale del XIII sec., la Chiesa di S.Giacomo di epoca barocca e la Chiesa Madre di S.Pietro anch’essa del XV sec.
Vicino a Cerchiara, nel pianoro del Monte Sellaro (da un costone del quale si adagia appunto Cerchiara) troviamo il bosco dell’Acqua Rosa, meta consigliata agli amanti delle passeggiate in bicicletta o a piedi nel verde.cerchiara Seguendo la strada che attraversa il paesaggio del gruppo del Sellaro, si arriva al Santuario di Santa Maria delle Armi antico edificio sorto nel 1440 circa.
Tornando indietro verso Cerchiara, arrivati all’incrocio con la SS92, si gira a sinistra in direzione di San Lorenzo Bellizzi nel cui centro ci si può imbattere in una alta torre campanaria in pietra. In questo centro si trovano caratteristiche case di pietra tutte basse e addossate le une alle altre.
Ritornando verso Cerchiara si può prendere la strada che porta a Plataci dove non può mancare la visita al centro storico, molto caratteristico, con al suo interno una chiesa parrocchiale di fondazione quattrocentesca. Nelle vicinanze del centro abitato troviamo anche la Cappella della Madonna di Costantinopoli. Scendendo verso la costa a circa 14 km da Plataci troviamo Villapiana. Essa sorge su un colle tra le due fiumare Satanasso e Saraceno. Fu fondata alla fine del XIII sec. Da visitare i ruderi del Castello Medievale fondato nel 1300, il Palazzo Feudale, la chiesa parrocchiale e la particolare Casa dell’Americano, costruzione completamente edificata con le donazioni degli emigrati in America, in Australia e in Europa.

<p class="itinerarititle">II giornata: <span
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style="font-family: Verdana,Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><strong>Albidona - Trebisacce<br>
</strong></span></span></p>
<p class="itineraritext"><span
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style="font-family: Verdana,Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 12px; text-align: justify;"><div style="text-align: justify;"><img class="caption"
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title="Torre Albidona"
style="border: 2px solid black; margin: 5px; float: left;"
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localit&agrave; <strong>Albidona</strong> troviamo la<strong>
Torre di Albidona</strong>, dalla cui sommit&agrave; si
pu&ograve; vedere l&rsquo;azzurro del mare Jonio. Il bivio che
si diparte dalla statale porta alla Masseria Torre di Albidona a poca
distanza dall&rsquo;omonima torre. Tornando poi sulla statale 106,
dopo circa 4 km di strada provinciale arriviamo nel paese di Albidona.
Da notare la sua urbanistica tipica degli antichi villaggi con una
architettura povera, fatta di case di pietra con travi di legno e tetti
di tegole. Da vedere il caratteristico centro storico con i resti delle
mura del Castello, la Chiesa di S. Antonio di Padova, la Chiesa di
S.Michele Arcangelo. <br>
Visitato il paese e tornando sulla statale, dopo circa 5 Km di cammino
arriviamo ad <strong>Alessandria del Carretto</strong>. Il
paese si trova sulle falde del Monte Sparviere. Qui &egrave; da
vedere la chiesa di S.Alessandro e il centro storico caratterizzato
dalle tipiche case costruite con pietre a secco. Alle spalle di <strong>Alessandria
del Carretto</strong>, sulla via che porta al Monte Sparviere,
troviamo un bosco di querce e cerri con verde attrezzato, campo bocce,
giochi per bambini e un viale ottimo per le passeggiate. <br>
A circa 6 km di distanza da Alessandria troviamo il <strong>rifugio
Tappatolo</strong> che si trova in una zona di verde attrezzato
con un laghetto artificiale e da cui parte una pista di trekking. Per
gli amanti dei panorami &egrave; consigliabile ritornare sulla
provinciale fino ad Albidona e prendere una stradella comunale che
porta fino alla cima del Monte Mostarico(774 m slm).<br>
Concludiamo il nostro itinerario visitando <strong>Trebisacce</strong>
il cui abitato si divide in 2 centri: quello antico, il <img
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alt="Trebisacce" title="Trebisacce"
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alto sulla collina e quello moderno, la Marina, situato nella zona
pianeggiante sul mare. Oggi con i suoi 10000 abitanti &egrave; il
comune pi&ugrave; popolato dell&rsquo;Alto Jonio. Da vedere la
Chiesa Parrocchiale, il Bastione ossia una cinta di mura innalzate agli
inizi del XVI sec. Per difendersi dalle incursioni dei Turchi, il
lungomare, la zona archeologica marina e gli scavi archeologici in
contrada Broglio.</div></p>

II giornata: Albidona - Trebisacce

 

torre AlbidonaIn località Albidona troviamo la Torre di Albidona, dalla cui sommità si può vedere l’azzurro del mare Jonio. Il bivio che si diparte dalla statale porta alla Masseria Torre di Albidona a poca distanza dall’omonima torre. Tornando poi sulla statale 106, dopo circa 4 km di strada provinciale arriviamo nel paese di Albidona. Da notare la sua urbanistica tipica degli antichi villaggi con una architettura povera, fatta di case di pietra con travi di legno e tetti di tegole. Da vedere il caratteristico centro storico con i resti delle mura del Castello, la Chiesa di S. Antonio di Padova, la Chiesa di S.Michele Arcangelo.
Visitato il paese e tornando sulla statale, dopo circa 5 Km di cammino arriviamo ad Alessandria del Carretto. Il paese si trova sulle falde del Monte Sparviere. Qui è da vedere la chiesa di S.Alessandro e il centro storico caratterizzato dalle tipiche case costruite con pietre a secco. Alle spalle di Alessandria del Carretto, sulla via che porta al Monte Sparviere, troviamo un bosco di querce e cerri con verde attrezzato, campo bocce, giochi per bambini e un viale ottimo per le passeggiate.
A circa 6 km di distanza da Alessandria troviamo il rifugio Tappatolo che si trova in una zona di verde attrezzato con un laghetto artificiale e da cui parte una pista di trekking. Per gli amanti dei panorami è consigliabile ritornare sulla provinciale fino ad Albidona e prendere una stradella comunale che porta fino alla cima del Monte Mostarico(774 m slm).
Concludiamo il nostro itinerario visitando Trebisacce il cui abitato si divide in 2 centri: Trebisaccequello antico, il Paese, in alto sulla collina e quello moderno, la Marina, situato nella zona pianeggiante sul mare. Oggi con i suoi 10000 abitanti è il comune più popolato dell’Alto Jonio. Da vedere la Chiesa Parrocchiale, il Bastione ossia una cinta di mura innalzate agli inizi del XVI sec. Per difendersi dalle incursioni dei Turchi, il lungomare, la zona archeologica marina e gli scavi archeologici in contrada Broglio.

 

 

III giornata: Amendolara - Oriolo

AmendolaraAmendolara Marina è un paese sulla costa jonica che si incontra venendo da Metaponto, lungo la SS106 a poca distanza da Sibari, vicino alla foce del torrente Straface. Percorrendo la vecchia SS481 si può arrivare al Piano della Lista dove i ritrovamenti archeologici così numerosi fanno supporre che durante l’epoca romana ci sia stata una intensa urbanizzazione di tutta la zona.
Da visitare la Chiesetta dell’Annunziata, fondazione risalente al IX –X sec. Di fronte ad essa, a breve distanza le une dalle altre si affacciano, ciascuna dal proprio colle, le chiese bizantine di S.Giovanni, S.Sebastiano,S.Marco,Santa Maria e San Giuseppe.
Ritornando sulla SS481 entriamo nel centro di Amendolara. Da vedere il Museo Archeologico il quale raccoglie reperti di tutte le civiltà che si sono succedute sul territorio di Amendolara: vasi in terracotta, armi, gioielli ed arnesi in metallo databili al XII sec a.C. sono stati trovati in corrispondenza dell’attuale Rione Vecchio. Si possono ammirare anche i corredi funerari provenienti dalla necropoli di Mancosa Paladino.
Inoltre è da visitare anche la chiesetta di S. Maria, il Castello restaurato nel 1239 al cui interno merita di essere ammirato un affresco conservato al piano terra e databile alla fine del XIII sec dove vi è rappresentata la Crocifissione con in particolare il Cristo sulla Croce, la Madonna e S.Giovanni rispettivamente sulla parete sinistra e destra della nicchia mentre sulla volta della nicchia è raffigurato il Pantocrator benedicente. Inoltre troviamo sempre in paese la Chiesa Madre di Santa Margherita e il Palazzo Grisolia situato in contrada Timpone.
Lasciando il centro abitato e procedendo lungo la SS481 in direzione Oriolo fino alla Oriolocontrada il Faro, girando a destra imbocchiamo una strada interpoderale che conduce dopo 200m alla contrada San Giovanni. Qui si trovano i ruderi dell’omonima chiesa del X sec. mentre in località San Nicola gli scavi hanno portato alla luce i resti di un abitato ellenico del VII-VI sec. A.C.
Ritornando sulla SS481 e proseguendo per Oriolo, dopo circa 8 KM arriviamo in contrada Pietra Stoppa. A circa 6 Km da Pietra Stoppa raggiungiamo il bosco di Straface fitto di querce e pini.
Ripartendo da Amendolara Marina in direzione nord verso Roseto lungo la SS106, dopo circa 3 Km giriamo a sinistra prendendo al bivio la strada per Oriolo e percorsi altri 10 Km dal bivio giungiamo a Castroregio. Da visitare a Castroregio il centro storico e la Chiesa Madre con al suo interno una splendida iconostasi di scuola veneto-cretese e una bella statua lignea del ‘600 raffigurante San Antonio da Padova.
A 4 Km dal centro del paese raggiungiamo un bosco ricco di vegetazione chiamato Foresta tra le cui querce sorge una piccola chiesetta intitolata alla Madonna Della Neve. Riprendendo infine la provinciale che ci porta nuovamente a Castroregio e proseguendo per 9 Km in direzione Amendolara, raggiungiamo il bivio della SS481 che porta dopo circa 13 Km ad Oriolo. Da visitare ad Oriolo il Castello medievale, la Chiesa Madre di S.Giorgio Martire e il centro storico.

IV giornata: Roseto - Montegiordano

Castello di RosetoPartendo da Amendolara Marina e percorrendo la SS106 in direzione nord, dopo 5 km troviamo il castello di Roseto mentre raggiungendo il centro abitato sono da visitare la chiesa medievale di Santa Maria della Consolazione, la chiesa parrocchiale, la fontana di S.Vitale e il museo della civiltà contadina.
Continuando a percorrere la SS106, svoltando a destra dopo circa 15 km raggiungiamo Rocca Imperiale.
All’estremità nord del lungomare di Rocca vi è un ampio parco pubblico destinato a verde attrezzato con campi da tennis, bocce e calcio e vaste zone d’ombra attrezzate con tavoli e panchine.
Riprendendo la statale in direzione nord dopo circa 18 km dall’uscita del centro abitato, se svoltiamo a sinistra su una strada interpoderale arriviamo a Le Cesine,una località famosa per la produzione di uva da vino e da tavola. Sempre in contrada Le Cesine, all’altezza del km 21,5 della SS106 troviamo la chiesetta di Santa Maria delle Grazie protettrice di Rocca Imperiale.
Ritornando poi sulla stessa strada alla Marina di Rocca Imperiale, possiamo salire per il paese dove non possiamo perderci la visita al Castello Svevo. Il castello, che ha subito sostanziali trasformazioni in epoca aragonese, ha forma quadrilatera con otto torri massicce di cui cinque a pianta circolare. Uscendo da Rocca Imperiale imbocchiamo la strada provinciale per arrivare a Canna dopo aver percorso 15 km. Prima di arrivare al centro abitato dove è possibile visitare la chiesa parrocchiale possiamo dare una occhiatamontegiordano ai siti archeologici come il Timpone del Crocifisso e la Masseria Destra, un bell’esempio di costruzione padronale seicentesca. Dopo Canna ,percorrendo l’unica strada che sale verso la montagna dopo circa 10 km giungiamo a Nocara al cui interno troviamo un castello da cui poi partono mura cinquecentesche che proteggono il centro abitato. Da vedere anche la chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari con al suo interno una tela raffigurante la Madonna con San Nicola e San Giuseppe.
A quattro km dal borgo abitato possiamo visitare il sito archeologico Armi di Sant’Angelo dove sono stati rinvenuti molti reperti di età ellenistica. A circa 4 km da Nocara si può visitare il convento di Santa Maria degli Antropici. Rimettendoci in cammino da Nocara possiamo scendere e prendere la strada che porta a Montegiordano paese che conserva ancora la fisionomia di un centro rurale.Da notare che nel 1980 venne scoperta qui una grande fattoria risalente al 350-280 a.C.

 

V giornata: Sibari - Castrovillari

Scavi di SibariSibari è sicuramente una meta imperdibile per chi visita l’Alto Jonio. A Sibari non possiamo non visitare la marina con il suo bellissimo mare, il centro abitato molto caratteristico nonché gli scavi e i laghi. Un caratteristico villaggio a Marina di Sibari offre 3000 metri di spiaggia, appartamenti residenziali e tutti i servizi logistici per una vacanza ideale tanto che ancora oggi Sibari si trova al centro delle scelte turistiche dell’Europa continentale proprio per il suo mare, alle cui acque limpide e azzurre si accosta la terra della Magna Grecia con una spiaggia dorata e affiancata da una immensa pineta. Famosi sono anche i laghi di Sibari in località appunto Laghi di Sibari. Qui infatti dalle antichi paludi è stata ricavata una meravigliosa piccola laguna di 430 mila mq con 2000 posti barca e un bacino di carenaggio per barche fino a 30 metri di lunghezza. Famose sono anche le Terme di Sibari ma forse ciò che la fa conoscere in tutta Europa sono proprio i suoi Scavi.
L’area archeologica ha infatti il suo epicentro a Parco del Cavallo i cui scavi si estendono fino a Casa Bianca e mettono in mostra i resti di Copia, che i romani costruirono nel 194 a.C. come loro colonia sulla citta di Thurii dopo che pochi anni prima questa fu distrutta da Annibale. In particolare la zona esplorata finora è quella posta a sinistra del fiume Crati, attraversata dalla SS106 jonica la quale comprende i cantieri di Parco del Cavallo presso cui si trova anche l’antiquarium dei reperti e di Parco dei Tori detto anche piu comunemente Stombi.
Visitata Sibari si possono poi raggiungere facilmente le cittadine di Cassano allo JonioCastrovillari. CastrovillariA Cassano Jonio abitato fin dall’età neolitica restano come traccia di questi insediamenti solo i ruderi della Torre Milone, quelli del castello distrutto nel 1799 e pochi altri del Monastero Basiliano di San Marco.
Tra le visite è d’obbligo quella alla cattedrale di origine bizantina e di stile romano dove troviamo numerosi affreschi nonché il grande Crocifisso in legno.
Di fronte alla facciata si erge poi la grande mole quadrata del campanile settecentesco, mentre al lato destro si affianca il palazzo vescovile che ospita gli uffici della curia, l’archivio storico e la biblioteca. Un altro monumento di storia religiosa bizantina è il Santuario della Madonna della Catena.
A 36 km da Sibari troviamo poi Castrovillari antichissimo paese le cui origini risalgono al II millennio a.C. Qui troviamo il Santuario, la Chiesa di San Giuliano e il castello aragonese, quadrangolare e con torri cilindriche ai lati ora adibito a penitenziario del tribunale locale. Biblioteca e museo collezionano opere letterarie storiche ed artistiche insieme a reperti dell’età preistorica e greco-romana per incentivare gli interessi culturali dei cittadini. Offre una accogliente e gentile ospitalità con il suo moderno aspetto cittadino e un sufficiente numero di hotels, ristoranti e bar.

 

 

silagrandeLa Sila (nel calabrese sZila) è un altopiano situato nella zona settentrionale della regione Calabria. Esso si estende per 150.000 ettari attraverso le province di Catanzaro, Crotone e Cosenza e si divide (da nord a sud) in Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola; i rilievi più alti sono il monte Botte Donato (mt.1928), in Sila Grande, ed il Monte Gariglione (mt.1765) in Sila Piccola. è il più vecchio parco nazionale della Calabria, tra i primi 5 nati in Italia: con D.P.R. 14.11.2002 sono stati istituiti il Parco Nazionale della Sila ed il relativo Ente, che ricomprende i territori già ricadenti nello "storico" Parco Nazionale della Calabria (1968) e tutela aree di rilevante interesse ambientale per complessivi 73.695 ettari.

Cenni storici

Le prime testimonianze umane in Sila risalgono all'homo erectus (circa 700.000 anni da oggi) e sono state individuate sulle sponde del lago Arvo. Altre testimonianze, sulle rive del lago Arvo e del lago Cecita, risalgono all'uomo di Neandertal. Tra la fine del neolitico e l'inizio dell'età del rame (3800-3300 a.C.), tutta la Sila venne occupata da insediamenti di agricoltori e pescatori che sfruttavano le antiche conche lacustri (Arvo e Cecita) per un caratteristico metodo di pesca con la rete. Ulteriori testimonianze risalgono all'antica età del bronzo (Ampollino e Cecita).

I Bruzi, antico popolo di pastori e artigiani, ma anche di fieri combattenti, non furono quindi i primi frequentatori dell'altopiano silano. Sicuramente essi vennero a contatto con i Greci che avevano colonizzato le zone costiere con la fondazione di Sibari, di Crotone, di Petelia, di Krimisa e con loro probabilmente stabilirono rapporti di "buon vicinato". Il più importante insediamento di età greca, in Sila, è costituito dal santuario scoperto - a breve distanza da Camigliatello Silano - nel lago Cecita (VI-III secolo a.C.) ad opera della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria (scavi diretti dall'archeologo Domenico Marino in collaborazione con il ricercatore Armando Taliano Grasso).
Dopo la distruzione di Sibari avvenuta nel 510 a.C. ad opera dei Crotoniati, essi continuarono ad abitare prevalentemente nelle zone interne. Solo molto più tardi, dopo le guerre puniche, Roma iniziò ad interessarsi a tutta la Calabria ed anche a questo territorio montano traendone soprattutto legname pregiato utilizzato nella costruzione di navi e per l'estrazione della pece (pix bruttia). Scavi ad opera della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria (diretti dall'archeologo Domenico Marino), in collaborazione con l'Università della Calabria, insegnamento di Topografia Antica (ricercatore archeologo Armando Taliano Grasso), hanno messo in luce un importante insediamento dedicato all'estrazione e lavorazione della pece, attivo tra il III secolo a.C. ed il III secolo d.C.

Con la caduta dell'Impero Romano ebbero luogo le invasioni barbariche. Nel VI secolo i Bizantini ristabilirono l'ordine, la pratica dell'allevamento e dell'agricoltura.

Nel VIII secolo i Longobardi sottrassero molti terreni a Costantinopoli. Le successive invasioni arabe lungo le coste calabre costituirono la decadenza definitiva dei Bizantini.

Dal 1045 al 1060 si sostituirono i Normanni che contribuirono a diverse fondazioni monastiche che diedero vita (nel XII secolo) silagrande2alla costruzione delle abbazie cistercensi. Alcuni esempi sono l'Abbazia di Santa Maria della Matina a San Marco Argentano, l'Abbazia di Santa Maria di Acquaformosa, l'Abbazia di Santa Maria della Sambucina a Luzzi, l'Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna e l'Abbazia Florense a San Giovanni in Fiore. I monasteri furono luoghi di studio, centri di cultura e di stimolo per la rinascita agricola.

Le genti delle coste migrarono verso le Pendici dell'Altopiano Silano, dove fondarono i cosiddetti Casali. In quell'epoca venne realizzato un grandioso monastero ad opera di Gioacchino da Fiore intorno al quale si sviluppò il primo centro abitativo dell'altopiano: San Giovanni in Fiore.

Tra il 1448 e il 1535 molti esuli dall'Albania si insediarono nelle terre del versante ionico della Sila creando alcune comunità dette Sila Greca. Oggi i comuni di lingua albanese sono circa trenta. I loro usi, costumi e tradizioni sono rimasti inalterati nel tempo.

Il territorio successivamente appartenne alle diverse dinastie regnanti; da ultimi i Borbone prima che tutto il Sud e le Isole vennero annesse al Regno d'Italia dopo la spedizione dei Mille ad opera di Garibaldi. Solo nei decenni scorsi venne realizzata la Paola Cosenza Crotone, per iniziativa di Giacomo Mancini nel 1974, oggi SS 107 che attraversa tutto l'Altipiano dal Tirreno allo Jonio.

Per rompere l'isolamento dei paesi montani, in inverno drammatico a causa della neve, vennero realizzate, con opere di ingegneria a volte spettacolari come viadotti e tracciati di montagna, alcune ferrovie: la Cosenza-Camigliatello-San Giovanni in Fiore delle Ferrovie Calabro Lucane (a scartamento ridotto) e la Paola-Cosenza a cremagliera, delle Ferrovie dello Stato. Molti villaggi agricoli finirono per diventare insediamenti a carattere turistico.

Da vedere in Sila: il Lago Cecita
lagocecitaIl Lago Cecita è stato creato nel 1951 con una diga alta 55 metri. Si trova in Sila Grande tra Camigliatello Silano e Longobucco, a 1.143 metri sul livello del mare, ha una capicità di 121 milioni di metri cubi d'acqua. Nei pressi del lago, in località Cupone, si trova uno dei due centri vistitatori del Parco Nazionale della Sila. è noto per gli importanti siti archeologici che saranno illustrati nel Museo archeologico della Sila a Camigliatello Silano.
Il lago è stato formato grazie allo sbarramento del fiume Mucone, attraverso una diga ad arco-gravità, lunga 166 metri e alta 55 m

Attività collegate al Lago
è uno dei più grandi bacini artificiali della Sila, viene utilizzato per la produzione di energia elettrica e anche per agevolare l'irrigazione dei numerosi campi adibiti alla coltivazione di un ortaggio tipico del posto cioè la patata.

 

Cenni storici sul Lago

Antichissime testimonianze, sulle rive del lago Cecita, risalgono all'uomo di Neandertal. Tra la fine del lagocecita2neolitico e l'inizio dell'età del rame (3800-3300 a.C.), tutta la Sila venne occupata da insediamenti di agricoltori e pescatori che sfruttavano le antiche conche lacustri (Arvo e Cecita) per un caratteristico metodo di pesca con la rete. Ulteriori testimonianze risalgono all'antica età del bronzo (Ampollino e Cecita). Il più importante insediamento di età greca, in Sila, è costituito dal santuario scoperto - a breve distanza da Camigliatello Silano - nel lago Cecita (VI-III secolo a.C.) ad opera della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria (scavi diretti dall'archeologo Domenico Marino in collaborazione con il ricercatore Armando Taliano Grasso, docente di Topografia Antica dell'Università della Calabria). Scavi ad opera della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria (diretti dall'archeologo Domenico Marino), in collaborazione con l'Università della Calabria, insegnamento di Topografia Antica (ricercatore archeologo Armando Taliano Grasso), hanno messo in luce un importante insediamento di età romana dedicato all'estrazione e lavorazione della pece, attivo tra il III secolo a.C. ed il III secolo d.C. (Fonte: Wikipedia)